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Gruppo Sportivo Tebaldi
 

Grand Hotel Carezza

Carezza, 14-06-2008

Per una gita in luoghi tanto maestosi, la nostra base di partenza, a Carezza in Val d’Ega, non poteva che essere l’antica residenza della principessa Sissi, il luogo che in passato ha ospitato ospiti illustri come Winston Churchill e la scrittrice Agatha Christie
Il cielo si mantiene coperto e non permette al sole di metà giugno di riscaldare i nostri muscoli intorpiditi, dall’umidità e dal freddo, che ci accompagnano da questa mattina alla partenza da Verona.
Il gruppo del Latemar con i suoi labirinti di sentieri, pinnacoli e guglie ci osserva severo dall’alto, immerso in una pesante coltre di nuvole, mentre il profumo dei boschi è reso più persistente dalle ultime piogge, ci apprestiamo ad intraprendere il nostro viaggio, con il timore di incappare in uno scroscio d’acqua improvviso o in qualche spruzzo di neve. Il tempo è instabile e le basse temperature in quota non promettono niente di buono.
Attraversiamo il villaggio di Carezza e ci dirigiamo in leggera discesa verso Passo Nigra, che, posto ad un’altitudine di 1688 mt, congiunge la Valle di Tires con il passo Costalunga. La strada scende in picchiata, le biciclette prendono velocità e noi aria gelida, il fondo per fortuna è asciutto, ed il cielo sembra schiarirsi un po’ lasciando intravedere un pallido sole.
Incrociamo un gruppo di ciclisti che risalgono a fatica le insidiose rampe ed arriviamo in un batter’occhio in prossimità dell’abitato di Tires, non prima di aver attraversato un tratto di strada in manutenzione e non asfaltata che causa una foratura al nostro Piepoli. Riparata in brevissimo tempo la noia meccanica, ci rimettiamo in viaggio. La discesa invitante, spinge la quasi totalità del gruppo a non prestare attenzione all’indicazione per Presule, deviazione che porta direttamente a Fiè allo Sciliar, perdendosi così l’incantevole vista del Castello, stupendo esempio di gotico nordico, eretto dai signori di Fiè, amministratori del vescovo di Bressanone nel 1200 e ristrutturato completamente nel 1982.
Oltrepassato il maniero, la strada scende in picchiata al 28% come indicato sul cartello e riporta sulla provinciale che con un paio di secchi tornanti in salita arriva all’abitato di Fiè e sull’altopiano dello Sciliar. Da qui il nostro giro diventa impegnativo. S’inizia veramente a spingere sui pedali. Il sole fa capolino fra le nuvole, i colori dell’altopiano esplodono nelle loro tonalità, il verde dei prati intensissimo, addolcisce i pendii e la sagoma dello Sciliar si erge maestosa alle nostre spalle. Attraversiamo i paesi di Siusi e di Castelrotto, percorrendo l’intero altopiano. E’ un susseguirsi di salite e discese, in mezzo a campi di fieno appena tagliato.
La strada che porta al Passo Pinel, è ampia e poco trafficata, la stagione turistica agli inizi e la giornata non particolarmente bella ha convinto la maggior parte dei turisti a rimanere in città. Scollinato il passo ci lanciamo in discesa, verso la Val Gardena, diretti ad Ortisei, capoluogo della valle, posto ad un’altitudine di 1236 mt. d’antica tradizione mercantile è il luogo ideale per conoscere l’antica arte delle sculture di legno famose in tutto il mondo.
Per noi della Tebaldi si rivela anche il luogo ideale per una sosta ristoratrice, in vista dell’ascesa al Passo Sella.
Da Ortisei, ci addentriamo nell’alta Val Gardena, attraversando S.Cristina ed ammirando sulla destra l’arrivo della mitica Sasslong, pista di discesa libera, tra le più impegnative della coppa del mondo. Non ci accorgiamo di passare sopra al trenino sotterraneo che collega il gruppo del Sacceda con il Gruppo Sella e proseguiamo alla volta di Selva da dove inizia la vera ascesa al passo.
Il primo obbiettivo parziale è arrivare al bivio di Plan de Gralba, e prendere la direzione Passo Sella. Da qui per arrivare in cima mancano 5 chilometri e mezzo con la salita che in alcuni punti sfodera pendenze intorno al 9%.
La temperatura man mano che ci alziamo tende a scendere, ma lo spettacolo del gruppo delle Odle, visibili alle nostre spalle allevia la fatica. La parete nord del Sasso Lungo si staglia contro le nuvole che inesorabilmente ritornano a ricoprire il cielo, la strada s’inerpica sul fianco del gruppo Sella e ci conduce infreddoliti e stanchi sul passo, dove la notte precedente ha nevicato e al nostro arrivo la temperatura non supera i 5 gradi. Ci vestiamo in tutta fretta, ricorrendo all’abbigliamento invernale caricato provvidenzialmente sui furgoni dell’assistenza che amorevolmente e con infinita pazienza ci hanno scortato nella nostra impresa.
Qualche minuto di sosta, per mangiare ed ammirare, il ghiacciaio della Marmolada, e giù in discesa, alla ricerca di una temperatura più confortevole.
I tornanti si susseguono velocissimi, la bicicletta risponde docile ai comandi, l’asfalto offre un’aderenza ottima ed in un battibaleno siamo a Canazei. Spettacolare! Viene quasi la voglia di risalire solamente per rifare la discesa.
Sosta per ricompattare il gruppo, il cielo minaccia pioggia, nuvoloni neri si addensano sulla cima del catinaccio, bisogna andare! Il Passo Costalunga, ultima fatica della giornata ci attende.
La Val di Fassa in discesa c’invita a spingere sui pedali, in fila indiana, velocissimi planiamo su Pozza, e dopo una secca svolta a sinistra siamo pronti per l’ascesa.
La salita misura 9,9 chilometri con una pendenza media di poco superiore al 4%, presenta però punte oltre il 10%.
La fatica ed il freddo lasciano il segno, le gambe si fanno dure e la salita che normalmente non rappresenterebbe un problema, si fa sentire. Gli ultimi tre chilometri di falso piano sono accolti come manna dal cielo ed il nastro dell’arrivo sull’asfalto sancisce la fine della giornata.
Il maltempo ci ha solamente lambito, per fortuna il giro è sempre stato asciutto, purtroppo, però non abbiamo beneficiato appieno degli splendidi panorami di queste magnifiche zone.
Rientriamo a casa di Sissi, base di partenza, che ormai sono quasi le cinque della sera.
Un po’ di merenda e di ristoro e caricate sul furgone le specialissime, ci avviamo verso l’autostrada che ci riporterà nella nostra città.
Rimane sempre un pizzico di malinconia nel allontanarsi da luoghi tanto belli ed immersi nella natura, ma anche la consapevolezza che il nostro amato sport, regala emozioni uniche tali da rendere la fatica piacevole.

Un grazie doveroso agli accompagnatori, preziosi angeli custodi che in ogni occasione ci permettono di pedalare in tranquillità, certi che nel caso di bisogno si troverà prontamente assistenza e ristoro.

Luca Ferrarini