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Gruppo Sportivo Tebaldi
 

Alla conquista del regno

Passo dello Stelvio, 12-07-2008

Beep.beep.beep……. cos’è?! Cavolo la sveglia! Di già!
Ore 4.30, faccio fatica a trovare il pulsante per spengerla, bepp… Bepp.. eccolo! Ssst…….silenzio!
La tentazione di girarmi dall’altra parte è fortissima ma se non mi alzo subito mi riaddormento, uno-due- tre! Ecco, sono seduto sul bordo del letto, la borsa è preparata dalla sera prima, la bici già in macchina, devo solo mangiare abbondantemente per prepararmi all’uscita, ma non ho appetito, l’orario è strano e non sono abituato.
Mi preparo e con due fessure al posto degli occhi mi avvio all’appuntamento con i compagni di squadra, destinazione Passo dello Stelvio, il valico stradale più alto d’Europa. E’ proprio passione!
Alle 6 in punto partiamo, due furgoni per gli atleti ed uno per le specialissime ed i viveri. Breve sosta in panificio per caricare i panini e via, direzione Val Venosta.
Il tempo, avvicinandosi a Bolzano, peggiora. Decidiamo in ogni caso di proseguire e di raggiungere la nostra base di partenze in quel di Spondigna, piccola località in prossimità di Prato allo Stelvio.
Alle 9.30 iniziamo a scaricare le biciclette ed a prepararci per l’ascesa, un pallido sole inizia a far capolino, ma la montagna è immersa in grosse nuvole.
Abituati alle temperature torride della pianura, l’aria della valle si rivela frizzante, dopo qualche minuto, siamo tutti pronti alla partenza, quando iniziano a cadere alcune gocce di pioggia.
Indossiamo le mantelline e partiamo, nonostante continui a piovere, il sole buca le nuvole e ci regala un magnifico arcobaleno alla nostra destra.
Siamo subito, dopo pochi minuti, alla striscia bianca che segnala l’inizio della salita, nel parcheggio nelle vicinanze, numerosi ciclisti si preparano ed un gruppo nell’attesa della partenza ci saluta con allegria.
L’ascesa al passo, da Prato allo Stelvio, misura 25,5 chilometri con una pendenza media del 7,4%.
Il primo tratto ha pendenze medie intorno al 5-6%, ma in realtà, non sono regolari e la strada sale a gradoni, l’asfalto è bagnato per la pioggia e l’umidità.
Non riusciamo a tenere addosso le mantelline, fa troppo caldo.
Alla nostra destra, con le sue acque cariche di detriti di roccia di colore plumbeo, scende il torrente Solda, gettando l’occhio verso l’alto, grazie ad un raro momento nel quale le nuvole lasciano spazio al cielo, s’intravedono le cime innevate dei ghiacciai dell’Ortles, la cima più alta del Sudtirolo.
Nei pressi di Gomagoi la strada ha una prima impennata, per poi, in prossimità del bivio per Solda ritornare a pendenze più ragionevoli.
Si arriva, in breve tempo, al primo dei 48 tornanti e da lì in poi non ci sono più punti dove rifiatare, fatta eccezione per alcuni brevissimi tratti. All’attraversamento di Trafoi i furgoni degli accompagnatori si fermano per un meritato caffè, noi, proseguiamo.
Ho innestato già da tempo il 34-25, ma non è giornata, le gambe sono pesanti, faccio fatica a tenere la ruota dei compagni, devo salire con il mio passo, pena essere respinto dalla montagna, mi dispiace, ma pazienza, non devo vincere il giro!
Superato il bivio per le “Tre Fontane” la strada s’avvita su se stessa e con un susseguirsi di ravvicinati tornanti s’inerpica sul fianco della montagna, le pendenze si fanno severe e sono numerosi i tratti superiori al 10%.
Il tempo gira al brutto, ma non piove, le nuvole basse impediscono di vedere il paesaggio, peccato, i panorami aiutano a sentire meno la fatica, in compenso un forte vento disturba non poco l’ascesa. Inizio a superare vari ciclisti, vado piano, ma loro di più! Montano quasi tutti la tripla, io se avessi un paio di denti in più li userei!
La schiena inizia a farmi male, pedalo bene solo in piedi.
Ad un certo punto su un tornante vedo: alt. 1600 e rotti!!!? Mio dio, devo ancora fare 1100 metri di dislivello! Decido di pormi traguardi intermedi ogni 5 tornanti, e procedere con 60 pedalate seduto e 30 in piedi…. Non sto bene, ma diamine! Ho fatto la Smalp, non mollo certo in bici!
Al 34° tornante la strada s’impenna! La vegetazione sparisce, sono nel tratto più famoso della salita più famosa d’Italia, guardo su per vedere il passo, nuvole! Abbasso gli occhi sul ciclocomputer, 9,5 chilometri orari, che schiappa! Riguardo su, eccolo! È vero non sembra lontano, come raccontano tutti quelli che hanno già scalato il passo, ma dicono anche che non arrivi mai e quindi non mi faccio prendere dall’entusiasmo, il vento non smette, inizia a vedersi la condensa ad ogni respiro.
Verso il 20° tornante, complice l’altitudine ed il freddo, inizia a girarmi la testa, decido di fermarmi ad indossare la mantellina, sto tremando…. Riparto e mi sento notevolmente meglio, sorpasso chi mi ha sorpassato, mentre ero fermo e prosieguo, mi sorpassano due ciclisti, e saranno pure gli unici.
Ne vedo tanti, che pian piano, affrontano i tornanti, manca ancora molto, ho trovato il mio passo, lento ma costante, 15° tornante, però!Pensare che poco fa ero al 48°! 10° tornante, 5°, sono sceso sotto le due cifre!!….. Penso fra me, "sembrano i pensieri dei miei alpini sotto naja!" Ed eccolo, meno 500 mt. I ciclisti in discesa m’incitano! Dai! Sei arrivato! Ci sono! Che traffico! C’è pieno di gente, bici di qua, moto di là. Il furgone dov’è? Eccolo!
Vestizione rapida, fa freddo! Ho fame, i panini? Dove sono?
Sul furgone! Vado! All’interno tutti i posti sono occupati, si mangia al chiuso, fuori, è il caso di dirlo, tira una brutta aria!
Mi copro con tutto quello che mi sono portato, mangio ed ascolto le impressioni dei compagni, sono saliti tutti in scioltezza,,,mah!? Io ho fatto veramente fatica!
Foto di rito sul podio della cima coppi e scendiamo in cerca di una temperatura più mite, nuvoloni minacciosi si addensano sulle cime.
La strada, che conduce a Bormio, è chiusa causa frana, ma il nostro itinerario prevede la discesa in Svizzera, il panorama è bellissimo! Siamo al centro del parco nazionale dello Stelvio. Sorpassato il passo dell’Umbrail, scendiamo percorrendo la Val Muranza, la strada è da subito sconnessa ed in cattive condizioni, e dopo qualche chilometro, diventa bianca, la velocità di discesa è per forza di cose, lenta ed accorta.
In fondo alla valle s’intravede la Val Mustair, quando ritorna l’asfalto, la strada scende in picchiata con numerosi tornanti ravvicinati, il fondo è umido, bisogna prestare attenzione.
In breve tempo siamo a Santa Maria, c’immettiamo sulla strada principale e dopo qualche metro ci fermiamo per togliere gli indumenti pesanti.
Ripartiamo velocissimi in direzione Glorenza, uno dei borghi più belli d’Italia, dove decidiamo di prendere un meritato caffè!
Entriamo in pochi al bar ed all’uscita piove! La maggior parte dei ciclisti ha già caricato sul furgone le bici, mancano ancora 6 chilometri alla fine del giro.
Ripartiamo in 5 e sotto una pioggia calda, completiamo l’anello, la volata è sospesa causa maltempo.
I paesaggi attraversati sono di una bellezza estrema, la levataccia è stata abbondantemente ripagata, nonostante il tempo non ci sia stato molto amico.
Ogni ciclista deve prima o poi percorrere questa salita.
E’ chiamato Re Stelvio, arrivare in cima significa conquistare il suo regno. Oggi abbiamo vinto noi! Nessuno è tornato indietro….. feudo Tebaldi!

Luca Ferrarini