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Gruppo Sportivo Tebaldi
 

L’ultima neve di primavera

sulle strade del Giro

Venerdì 2 Giugno 2006

È arrivato il giorno dell’ascesa al Monte Bondone, meta della seconda gita sociale del G.S. Tebaldi. La notte non ha portato miti consigli ma scrosci abbondanti d’acqua e temperature certamente poco primaverili, frenetici scambi di sms e brevi telefonate alle 6 del mattino convincono i più riottosi.

Si parte!

Ritrovo alla consueta trattoria, alla spicciolata arrivano tutti, il morale è alto, le previsioni meteo assicurano tempo in miglioramento, la voglia di mettersi alla prova è tanta e un caldo caffé mette subito di buon umore. Si caricano le specialissime sul furgone, come sempre l’organizzazione è impeccabile, tutto è pronto, ritrovo all’uscita del casello autostradale di Ala-Avio. Il trasferimento in auto è veloce, ma ad Affi fa la sua comparsa il vento, oggi ci sarà da soffrire!

Parcheggiate le auto presso il Kartodromo di Ala e scaricate dalle auto e dal furgone dell’assistenza le bici, iniziamo la vestizione, d’obbligo gambali e manicotti, c’è chi indossa anche l’intimo pesante e si rivelerà una scelta intelligente, come previsto il vento soffia in direzione contraria al senso di marcia, la temperatura non è bassissima, intorno ai 12 gradi, ma la sensazione di freddo ci consiglia di metterci in moto e trovare un po’di riscaldamento con le prime pedalate. Dopo 500 mt. pssss! Prima foratura, intervento lampo dell’assistenza, cambio ruota al volo e il gruppo è di nuovo in marcia, manca solo il commento di Davide Cassani, ed è com’essere al Giro.

La strada è un continuo “mangia e bevi” (per chi non conosce il gergo del gruppo significa semplicemente “sali e scendi”, gente strana i ciclisti.)le folate di vento si fanno sentire, fioccano le strategie di gara per non trovarsi davanti a tirare, per fortuna l’andatura non è troppo elevata, anche se non sostenibile da alcune coraggiose cicliste che inesorabilmente si sfilano, il gruppo generosamente rallenta per consentire il rientro, agevolato dall’intervento del Presidente che con dolci e soavi argomenti sprona la malcapitata. A ricongiungimento avvenuto, il gruppo compatto, è alle porte di Trento, non prima di avere effettuato un tattica sosta per consentire di togliere gli indumenti pesanti che con il movimento sono diventati superflui.

L’attraversamento della città, svolto ad andatura turistica permette di sciogliere i muscoli delle gambe, a breve serviranno le energie migliori, attraversiamo il ponte sull’Adige in prossimità della località Piedicastello,all’arrivo della funivia per Sardagna, passiamo sotto il viadotto Vela e percorrendo una ripida stradina ci portiamo all’imbocco della strada provinciale del Monte Bondone. Sulla parete rocciosa alla destra dell’inizio della salita c’è un bel cartello rosa che riporta i dati di questa storica salita intitolata a Charlie Gaul, lunghezza 17.470 km. Dislivello 1372 mt. pendenza media 7.9% pendenza max 13%. Bei numeri, non c’è che dire!

L’ordine di servizio prevedeva la sosta di tutti al furgone dell’assistenza, ma la frenesia e la voglia di mettersi alla prova hanno fatto sì che un nutrito gruppo partisse alla conquista della vetta con qualche minuto di vantaggio sugli altri, nessun problema non sarà una gara, ognuno salirà con il proprio passo, non ci sarà da scherzare.

La giornata si sta rivelando splendida il cielo è terso e il panorama bellissimo, per fortuna questo allevierà un poco la fatica della salita, che si annuncia subito dura.

Il primo tratto di 500 mt ha la pendenza media maggiore 10.2%, cerco di salire in agilità, porto subito la catena sul 25 e cerco di non scendere sotto le 75-70 rpm, dopo un tornante a destra, il punto più duro con la pendenza al 13% sono costretto a scendere a 60rpm, i battiti vanno subito vicino alla soglia.

Mi sono fermato al furgone per prendere il giubbino invernale da indossare una volta arrivato in cima e quindi ho perso il gruppo e sto salendo da solo, sfilo Silvia che sta salendo regolare con il proprio passo proprio alla fine del punto più duro, una battuta con il fiato corto e proseguo.

La pendenza da un po’ di tregua e si attesta intorno all’8% riprendo a pedalare intorno alle 70 rpm, ma in compenso il battito si avvicina subito alla soglia, ho fatto i conti che impiegherò circa 1 ora e 25 – 30 per salire e quindi non posso tenere questo ritmo per più di un’ora, devo rallentare di qualche battito, ed evitare i fuori sella, che inesorabilmente utilizzando più muscoli, portano i battiti in alto.

Arrivato nei pressi dell’abitato di Sardagna la strada da un’attimo di tregua, bevo un po’ di sali e malto-destrine e in lontananza vedo la sagoma d’alcuni ciclisti, uno ha la divisa della Tebaldi, gli altri fanno parte di un gruppo che ci ha sfilato, quando eravamo fermi all’imbocco della salita. Passato il paese, la strada s’inerpica al 7% fino al Km 5,5 e complice la pendenza riesco ad agganciarmi a chi mi precede e poi a staccarlo sulle rampe successive, infatti, dal km 5,5 la strada ricomincia a salire con pendenze superiori al 9%, non riesco a mantenere 75 rpm sono sempre intorno alle 68-70 rpm, ma va bene così, devo arrivare in cima e non devo esagerare, è il tratto dove la concentrazione deve essere massima, mancano ancora tanti chilometri alla cima, sono ad appena un terzo della strada e devo tenere il ritmo, la velocità si attesta intorno agli 11-12 km/h, provo a guardarmi attorno, davanti non vedo nessuno, dietro nemmeno, sono in mezzo al bosco, il sole filtra tra gli alberi, gli scorci di panorama permettono delle bellissime vedute del Manghen innevato, fra 15 giorni sarà scalato dai granfondisti che si cimenteranno sul lungo della Granfondo Campagnolo, prima o poi ci devo provare anch’io, ma sono qui che sto facendo fatica a scalare il Bondone, devo rimanere concentrato.

Ogni tanto mi sorpassano le auto degli accompagnatori, probabilmente non si rendono neanche conto di cosa vuol dire salire in bici, in auto le pendenze non si avvertono, ma in bici sono un’altra cosa.

Incrocio un paio di podisti che scendono, mi chiedo se sono saliti di corsa, e mentalmente mi congratulo con loro, io non lo farei mai, non sono un amante della corsa.

Dopo circa 8 km. a quasi metà percorso arrivo nei pressi di Candriai la strada ha una lieve flessione e questo mi permette di recuperare un paio di battiti, incomincia a farmi male la schiena, sono 8 km che non mi alzo dalla sella, devo stirarmi, scalo un rapporto porto la corona sul 23 e mi alzo, prendo subito velocità, ma riprendo subito anche i battiti persi in precedenza, meglio tornare al 25 e salire regolari.

Ad un certo punto la vista si apre sulle dolomiti del Brenta, scambiate da qualcuno in preda alla morsa dell’acido lattico per le Tre Cime di Lavaredo, lontane qualche centinaio di chilometri in direzione ovest e francamente invisibili dal Bondone.

C’è qualche breve tratto dove si riesce a respirare per prendere fiato, la pendenza è in ogni caso attorno al 6%, ma rispetto alle pendenze precedenti sembra veramente pianeggiante, il sollievo dura veramente poco la strada s’inerpica nuovamente al 9%.

Nei pressi di Vanezze, all’uscita da un tornante, vedo un maglia Tebaldi sta salendo a fatica, mi ricordo che prima di Trento mi aveva chiesto se è troppo poco il 39-23 per salire sul Bondone, penso che adesso si sia fatto un’idea, deve essere stata una gran fatica, complimenti.

Trovo Boscaini che scende per andare a riprendere Silvia, dal viso mi sembra che non abbia neanche fatto fatica e probabilmente è cosi.

Mancano ancora 4 km alla vetta, sono stanco, le pendenze diminuiscono intorno al 7%,ma la mia velocità rimane costante, cioè lenta, c’è la neve a bordo strada scesa durante la notte, speriamo sia effettivamente l’ultima nevicata di questa primavera, il vento che non ci ha mai lasciato per tutta l’ascesa, adesso sferza, gelido, le braccia bagnate di sudore, mi chiudo la maglietta fino al collo e pedalo ancora pensando che non deve mancare molto allo scollinamento, ad un certo punto incrocio Luciano che è sceso per venirci incontro gli chiedo quanto manca, risposta 5-6 km. lo mando a quel paese, manca solamente un tornante e arrivo, il fotografo ufficiale della manifestazione immortala ad uno ad uno i partecipanti, l’assistenza sempre ottima ha preparato,allineate, le borse di ognuno per il cambio al volo degli indumenti.

Neanche le migliori granfondo possono permettersi una simile organizzazione.

In cima fa freddo, per fortuna che siamo attrezzati con abbigliamento invernale, ed il sole contribuisce a riscaldarci un pochino, piano piano arrivano tutti, e mai sosta fu più propizia, il furgone assistenza caricato con ogni ben di dio è preso letteralmente d’assalto e si cerca di reintegrare le energie spese per l’ascesa.

Dopo qualche minuto di sosta, decidiamo di ripartire, ci aspetta una lunga, gelida e velocissima discesa verso la Val di Cavedine, arrivati a Drena, ci fermiamo per spogliarci, lo sbalzo termico è impressionante, il contrasto in discesa con i ciclisti che salivano imbarazzante, sembrava che fossimo in uscita dall’otto Gennaio scorso, bardati come degli alpinisti, mentre chi saliva stava sudando le famose sette camicie.

Imboccata la strada che porta da Drena ad Arco, ci si presenta davanti un falso piano che con le gambe imballate dalla salita e dalla discesa effettuata al freddo, senza contare l’eccessiva introduzione d’alimenti che molti in vetta hanno effettuato, sfalda il gruppo in più tronconi che con la successiva e molto più veloce discesa si sfilaccia ancora di più.

Il vento puntualmente intorno alle 14 cambia direzione e lo ritroviamo nuovamente contro.

Ci ricompattiamo in prossimità di un tornante con un meravigliosa vista su un’antica frana geologica detta delle “Marocche”, in breve tempo arriviamo ad Arco ed iniziamo la salita che porta a Nago, anche qui il gruppo inesorabilmente si sfalda anche perché i primi affrontano la salita ad oltre 25 km/h, lo strappo che porta a passo S.Giovanni conclude una giornata di salite, dopo aver fatto rifornimento d’acqua al rubinetto di un ristorante, (qualcuno poi ha chiesto il permesso?) ci immettiamo nella pista ciclabile che ci porterà fino a Mori e da lì lungo la destra Adige alle macchine.

Gli ultimi chilometri sono un susseguirsi di scatti e contro scatti, dei quali non posso dare notizia in quanto mi sono staccato causa gambe marmoree e scarsità di carburante.

Al Parcheggio, avvolti dall’acre odore dell’olio bruciato dai Kart che girano veloci sulla pista, diamo fondo alle scorte alimentari, che si sono rivelate perfette per l’occasione, un pizza in compagnia conclude una magnifica giornata di sport. Grazie a tutti, a chi ha pedalato, a chi ci ha accompagnato e ci ha dato assistenza, al magnifico Presidente e a coloro che si sono impegnati per la riuscita dell’escursione.

Appuntamento alla prossima gita sociale che sicuramente sarà d’alto livello come da tradizione del GS Tebaldi.

 

Luca Ferrarini